venerdì 28 marzo 2008

my kingdom for a horse

Qualche giorno fa è successa una mezza tragedia.

Shadowfax è rimasto azzoppato. Stavamo tornando alla base dopo un'esercitazione, e gli si è rotto uno ferro. Non eravamo lontani, quindi tornare a passo d'uomo non è stato duro per il fisico, ma solo per il morale.

L'indomani ho preso un giorno di libertà per andare a cercare un maniscalco. Questi ha portato il mio destriero nel retrobottega. Non un urlo, non un nitrito.
Quando è tornato da me, tutto era di nuovo a posto.

lunedì 24 marzo 2008

cristo crocifisso sceso dall'albero di natale

Pasqua e pasquetta. Il tempo è così.

Molti sono tornati in patria, in questo fine settimana di riposo. Qui alla base ovest siamo rimasti pochi fortunati, mentre le divinità locali hanno sbagliato festività e ci coprono di neve.
Ieri sera io, ReLeone, MitchDiuChennon, SelfExile e Signora abbiamo trovato un pub carino: affreschi di monaci ubriachi, alberelli, un pozzo. Poichè non è male ha prezzi proibitivi, che dimostrano ancora una volta l'inciviltà dei locali. Poi ci siamo dedicati al passatempo notturno più gettonato: filmati idioti su youtube e narghilè.
Oggi ci sarebbe dovuto essere il tradizionale barbecue, ma causa tempo ostile abbiamo ripiegato su un'abbuffata di carni a cena, che tra poco io e DAvena ci appresteremo a cucinare.
Negli ultimi giorni Stress si è ricordata della tradizione cattolica italiana, spendendo un pre-serata ed una serata in una chiesa in cui parlavano una lingua incomprensibile. Una serata intera spesa a messa... Che invidia, vero?
Venerdì, SelfExile ci ha portati a mangiare da dei suoi connazionali, che poi abbiamo scoperto non essere suoi connazionali. Pertanto, si è lamentato tutta sera del fatto che il cibo non fosse come a casa sua, mentre noi altri ce ne infischiavamo e lo gustavamo.
Lo Zucchero è drogata. L'ho dovuta trascinare di peso via da uno schermo in cui trasmettevano Lost (a scatti, perchè la connessione è quella che è).

Questo rapporto è corto, perchè con la neve non è possibile pensare e/o ricordare, e perchè ora vado a lavorare nelle cucine. Alla prossima.

mercoledì 5 marzo 2008

Uova, BSB, cene

Ecco il rapporto relativo agli ultimi giorni, in attesa dei risultati degli appostamenti di ReLeone.

Lunedì. Esame. La prima vera prova in terra nemica. Poi ancora addestramento. La serata siamo liberi, ed eravamo tutti d'accordo per andare ad una festa organizzata in una fortezza della zona. Questa fortezza, ironicamente chiamata Bastiglia, può essere raggiunta solo affrontando una dura scalata, oppure tramite una funivia, il cui accesso è controllato da una guarnigione mista franco-amica. Mentre siamo in attesa di potere salire, una jeep nemica inchioda lungo la strada accanto a noi. Ne discende un commando nemico. Siamo sotto attacco! Ci lanciano delle uova e scappano, i bersagli. Dopo i primi timori di un attacco con armi chimiche, ci rendiamo conto che nessuno di noi è ferito, ma l'avvertimento ha avuto l'effetto di lasciare imbrattate le nostre divise. La mia, che per la taglia era un bersaglio più facile, è quella nelle condizioni peggiori. Dopo avere in maniera chiara e decisa bestemmiato le divinità locali e le famiglie dei nemici risalendo per 16 generazioni, mi tranquillizzo, ma la rabbia rimane. Saliti alla fortezza, provvederò ad affogarla. Alla festa ci sono amici di ogni nazionalità, ed in mezzo alcuni nemici, che però mantengono un profilo basso. Dopo pochi minuti, Pocket è persa in un labirinto di bicchieri di plastica: prova a trovare una via d'uscita vuotandoli tutti, ma questa scelta sarà la sua rovina. ReLeone barcolla e ride. Intanto tra tutti diamo fondo alle scorte locali di alcolici, scambiando racconti di guerra ed opinioni sull'andamento della campagna con chiunque fosse interessato. Sul finale, Stress rigetta un bicchiere avvelenato nelle latrine, ed io poco più in là. Il ritorno a cavallo si rivela più semplice di quanto mi aspettassi, nonostante il clima della notte.
L'indomani molti di noi si prendono un giusto riposo.

Il venerdì, SelfExile ed MTV, i nostri compagni della terra del tè, si offrono di cucinare per noi tutti, ricambiando il favore della carbonara di pochi giorni prima. Riso-pagnotta e verdure varie, tutto mischiato assieme in nonsisabenequante pentole. Io faccio il mio dovere ad evitare che le provviste vadano sprecate. Quando mi aspetto un secondo, scopro che non era stato possibile sottrarre di più ai magazzini della zona, e un poco ci rimango male, ma va bene comunque perchè i miei commilitoni paiono sazi. Poi partiamo verso il centro, per salutare Zucchero che parte per passare il fine settimana di permesso a casa dalla famiglia, ma soprattutto per festeggiare il compleanno di DAvena. E' il primo compleanno sul fronte, e dobbiamo fare sì che ne valga la pena. Andiamo così in un locale nella zona, e sfoderiamo i doni abilmente preparati e celati fino a quel momento. Una maglietta di Suor Plautilla (grazie a me, Andy Warhol e MitchDiuChennon) e una borsa con un numero spropositato di colori ed una forma non esattamente intuitiva (procurata al mercato nero da Zucchero e MissPresident). Birre. ReLeone e DAvena lanciano la nuova moda: versarmi da bere addosso. Il movimento artistico d'avanguardia comincia con una birra e i miei pantaloni, ma non ha ancora un programma definito. Si chiamano: BSB (Bevande Su Bovaz). Poi succede il dramma: NonHoAncoraUnSoprannome vede una gabbia e sente della musica! 2+2=4, ed eccolo che sta ballando nella gabbia, assieme a MissPresident. Io per fortuna avevo ascoltato il mio istinto, ed ero in una postazione strategica da cui non potevo assistere alla scena. Alcuni degli astanti hanno ordinato gli alcolici più forti della casa, solo per tentare di levarsi quell'immagine dagli occhi.

Il sabato siamo tenuti a presenziare ad una festa per la milizia all'enclave di Fort Rabot, una piccola isola di pace nascosta nelle montagne intorno alla città. Il cibo ha origini sconosciute, nel senso che quella che definiscono carne è in realtà un intreccio gommoso attaccato a quelle che voglio sperare fossero ossa. Nel salone delle feste, alcuni dei passatempi di casa, che ci tengono a lungo impegnati, fino a quando non si fa ora di abbandonare la fortezza, prima che le luci e i suoni attirino l'attenzione dei francesi. Salutiamo i nostri commilitoni, e torniamo a recuperare le nostre cavalcature, nascoste a pascolare in un posto segreto in riva al fiume, di fronte a locali che hanno nomi di casa nostra, ma l'aria di un pianeta lontano. Quando siamo all'Ovest, veniamo accolti da un'altra festa, dove pare che tutti conoscano il mio nome, e volentieri partecipano al movimento BSB, ma non hanno le doti dei fondatori, e per questo appena poche goccie di vino colpiscono il fondo dei miei jeans. Quando la situazione inizia a precipitare (a causa dei tassi etilici alle stelle) in troppi andiamo alle stanze di SelfExile, dove a quel punto risulta impossibile girarsi su sè stessi o allacciarsi le scarpe, ad esempio.

Domenica è una giornata dura. Vengo svegliato in un giorno di riposo dal grattare elettrostatico della radio in camera: la ConsorteDiFerro dice di essere alla mia porta. Rapido mi tuffo giù dalla branda e corro la distanza che mi porta ad aprire.
Nessuno.
Mi affaccio.
Nessuno.
Giacchè sono sveglio, mi cambio e decido di scendere dalla camerata. Ed ecco che mi trovo di fronte Il Generale e la ConsorteDiFerro, che, scopro, era convinta che io avrei potuto vederla attraverso la parte di acciaio della porta blindata. Ed invece, stranamente, no... Come c'era da aspettarsi, mi hanno portato una camionata di provviste, tanto che alcune devono poi riportarsele in Italia, perchè nella base qui non ci stanno. Mentre sto mostrando loro la base, incrocio la ragazza ateniese, che appare intimorita dalla presenza di due personaggi con gradi così alti attaccati alle spalle.
Accompagno quindi entrambi a mangiare sul set da film western dove ero già andato con alcuni commilitoni. Stavolta i bisonti sono in sciopero, e ne approfittano per godersi una marinatura come si deve, quindi dobbiamo ripiegare su carni meno atipiche. Fatte le richieste, ci viene portata dell'insalata.
...
...
Vabbè. Non si butta via niente, ci diciamo io e il Generale, mentre la ConsorteDiFerro si rivela insofferente ai condimenti di qui. Finalmente poi ho un animale del piatto, che non si lamenta a sufficienza per i miei gusti. Non fidandoci dei beveroni locali, il caffè lo facciamo alla base.
Successivamente, mostro un tratto della via che seguiamo noi della cavalleria per raggiungere il centro della città. I due si dicono soddisfatti, e ritornano in Italia.
Una serata tranquilla, per recuperare dalla pressione a cui sono stato sottoposto.

Lunedì sera è la volta di ChopStick e YellowShy ai fornelli (che effettivamente chiamarli fornelli è un complimento). Anche la loro cucina parte da una base di riso-pagnotta, ma cambia la varietà dei condimenti, e gli strumenti utilizzati. La voce si è sparsa in fretta, e siamo moltissimi. C'è chi cerca di destreggiarsi con le bacchette e chi con le lingue, ma alla fine credo che tutti siamo soddisfatti del risultato, al punto che quando guardiamo l'ora è troppo tardi per lasciare la base. Alla spicciola cominciamo a ritornare alle brande. Mentre siamo ancora una manciata, con carte e birra, arriva un messaggero a portare notizie: nella zona dei barbari locali, nottetempo, manomettono le camionette con clave di vetro. Noi non ne sappiamo niente, ma nel dubbio insultiamo un poco la cultura indigena.

Oggi ReLeone sta male, colpito solo ora dagli effetti della venefica aria francese. DAvena invece pare contenta, perchè è arrivato a trovarla TheMexican, l'addetto alle comunicazioni con la stampa con cui ha una relazione.
Poichè era una giornata di riposo, io e SelfExile ci siamo svegliato alle 1630. Stress invece ha voluto andare alla caserma di addestramento ad esercitarsi, cosa che ha causato boati di stupore tra la truppa quando ce lo ha rivelato. In molti (Zucchero, MitchDiuChennon, Bidella, tra gli altri) sono andati a testare le piste delle montagne.

domenica 24 febbraio 2008

Di palloni ovali, tra l'altro

Giornate normali, le ultime, con qualche picco.

Giovedì abbiamo effettivamente scoperto che SelfExile non ha dato l'esame, per non lasciare da solo NonHoAncoraUnSoprannome (che continua a non avere un soprannome, nonostante le sue insistenti richieste).
Nel frattempo io, ReLeone, Stress e Zucchero (Chini, Chinua, Zachary, Tang e altri che ora non ricordo) abbiamo cominciato a preparare l'esame di lunedì (domani). DAvena si era isolata a preparare francese, senza nessun motivo per farlo, ma convinta della sua decisione. Zucchero se ne sta sotto una coperta rosa shocking con disegnate delle rane per tutto il tempo, lamentandosi di tanto in tanto perchè ReLeone si mangia tutte le caramelle. Stress fuma e fa caffè con regolarità svizzera.

Di ritorno dallo studio mi fermo alla camera di Pocket, e fissiamo minacciosamente il suo computer perchè funzioni. Ci mettiamo circa 45 minuti a farci passare la voglia, ed a quel punto andiamo a cenare.

Poichè siamo tutti molto originali, il menu prevede pasta con sugo pomodoro-e-tonno, e patatine fritte. Intorno ad un tavolo da casa di bambole, con sedie tutte così differenti l'una dall'altra da parere provenire da pianeti diversi, siamo così tanti che non mi va nemmeno di scrivere tutti quelli che c'erano. Oltre ai soliti di cui ho già parlato, anche altri, di cui non ho ancora parlato. SelfExile e ChopStick (commilitone cinese, la cui camera rivaleggia con quella di ReLeone per mancanza di qualunque cosa) si augurano vicendevolmente frutta e verdura in numerosi orifizi.

Il giorno dopo (venerdì) tutti a dare l'esame dell'idioma locale. Poi panetteria per me e ReLeone. La panettiera carina ci parla in italiano. Io mi chiedo: "cazzo la studio a fare la lingua di qui? Sono due settimane che la gente mi parla solo in italiano o inglese." Per pranzo zuppa di cane dal cinese all'angolo, dove stupisco l'universomondo con la mia perizia con le bacchette, e si disquisisce sulla loro maggiore naturalità rispetto alle posate. SelfExile dichiara di avere scritto solo "bien" e "tres bien" sul suo esame, perchè non aveva idea di che cosa diavolo gli stessero chiedendo. Con noi numerosi nemici della Francia, giunti da diverse parti del continente: crucchi, eredi-dei-vichinghi, messicani, ateniesi. La lingua parlata è un misto di tutte quelle conosciute da ciascuno, quindi c'è parecchia confusione. Un vecchio da un tavolo accanto comincia a dire cose a caso in italiano e cantare: per sopravvivere così a lungo in questa terra ostile è stato costretto a darsi all'alcolismo, povero piccolo.
Il pomeriggio è una nuvoletta confusa e priva di dettagli, in cui immergiamo ore di studio, cazzeggio, feci. Il computer di Pocket, ripensando alle velate minacce ricevute il giorno prima, decide che forse è il caso di fare come gli viene chiesto.
La sera DAvena e Zucchero si rinchiudono nelle loro tane, sconsolate dallo studio. Io e ReLeone a cavallo e gli altri in camionetta andiamo al centro a provare un pub di cui ci avevano parlato bene. Il menu doveva prevedere brit-pop e punk (inglese, vecchio, leggero). Ci ha invece accolto della specie di musica discotecara triste ed insignificante, una ristretta scelta di birre, cocktail che si chiamano alcolici ma sono succo di frutta, una luce blu fluorescente che trasforma la sciarpa di Pocket in un falò freddo. Poco prima, mentre io e ReLeone (che a cavallo ci abbiamo messo meno tempo degli altri ad arrivare), veniamo abbordati da due indigene, che attaccano discorso sulla strada per andare a ballare della house. Una parla in italiano e l'altra in inglese, ovviamente, proprio come ci si aspetterebbe in francia... Quando se ne vanno, ecco finalmente gli altri: SelfExile faceva da navigatore, ma probabilmente in uno dei suoi strani dialetti indiani, e quindi il risultato è stato che si erano persi a più riprese. Oppure semplicemente hanno il senso dell'orientamento di una talpa ritardata che cerchi di scavarsi una tana in gola ad un temibile talpiere (che è come un formichiere, ma per le talpe, puzza di più, ed invece che catturare le prede con la lingua appiccicosa usa una delle sue code luride e infangate).
Di ritorno, pensiamo bene di bere un paio di birre in camera di SelfExile, anche nota come il mare dei calzini. Siamo io, ReLeone, Stress e Pocket, oltre ovviamente al padrone di casa. Così passiamo la serata, con me che insulto tutti per le scelte musicali, traducendo i dialoghi alla povera Pocket. Lei non parla inglese, e da quando è arrivata l'inglese è diventato la nostra lingua ufficiale, perchè tutti gli stranieri non sanno (ancora) l'italiano. (e perchè, in fondo, e divertente avere qualcuno che non capisce niente di cui parlare male in sua presenza senza che se ne renda conto).

Il sabato mattina ci siamo dimenticati di usarlo, almeno per quanto mi riguarda. Alle 4 del pomeriggio faccio una frugale colazione, una doccia e sono pronto per andare a studiare a casa di Stress. Ho appuntamento per le 2030 per la partita, e il vicino iracheno di Stress, Femore, quasi mi fa arrivare in ritardo, trattenendomi per farsi spiegare come fare funzionare della roba sul suo computer: qui in francia tutti i computer prima o poi hanno dei gravi problemi privi di ragione apparente, tranne (finora) il mio e quello di SelfExile.
Monto in sella a Shadowfax e parto al galoppo verso il pub. Lungo la via mi rifocillo con un bel kebab. E poi è partita!

Al quinto la prima meta inglese, nata da una palla rubata in un placcaggio, e mi riesco a contenere. Trasformazione e punizione inglese, e siamo a +10. Silenzioso godo, ma il mio sorriso parte a Singapore e finisce in Wisconsin. Poi sti galli bastardi ci mettono sotto, ci fanno sudare. Quasi piango a vedere il buon Wilkinson sbagliare così tanto, le touch tutte in mani bleu, ma l'Inghilterra tiene duro e si mantiene davanti. Nel secondo tempo pare ancora ci sia solo spazio per il gioco francese. Poi la meta inglese. Gli indigeni che si strappano i capelli. Io che grido e salto, infischiandomene di lance e frecce e che mi piovono addosso dagli occhi che mi circondano. Sono soddisfazioni. Nelle orecchie, cazzo di galletti!
Cambiamo pub, sbagliando tutto nella vita. A quelli che abbiamo visto la partita (3) si uniscono altri (2346919) mentre qualcuno se ne va (1). Degli sconosciuti rubano le cartine di Pocket, chiedendo per favore. Lei si lamenta con me, ma che ci posso fare? Parliamo, faccio proseliti, scopro che effettivamente tutti odiano i francesi, come è giusto che sia. Lo sport nazionale della serata pare essere usare il mio accendino colorato, e SelfExile prova a trattenersi da battute sull'omosessualità, con risultati mediocri.
Quando torniamo andiamo un poco in camera di una ragazza greca. Non so se è spartana o ateniese, ma poichè studia informatica propendo più per la seconda (non esistono greci che non siano o spartani o ateniesi, o almeno questo è ciò che insegnano i libri di scuola). Poichè ci offre birra e muffin, le promettiamo tutti amore eterno. SelfExile prova a farle funzionare il computer, mentre Pocket e ReLeone fanno a gara a chi versa più cose sul pavimento. (la loro sfida si conlcude a favore del secondo, che tira cenere sotto il letto e annaffia il tutto con birra tiepida).
Poi a dormire, e poi oggi. I miei commilitoni studiano, mi sveglio, faccio colazione e poi preparo pranzo (e Zucchero si lamenta che le ho fatto interrompere lo studio prima che fosse pronto). Caffè dalle parti della camera di Stress, dove mi rendo conto di non volere studiare. Ora stanno ancora studiando, ed io sono qui. L'esame è domattina alle 8...

martedì 19 febbraio 2008

solo un po' di note sparse

DAvena riesce a lamentarsi almeno quanto Brio. Stupefacente, ma è così. Essendo stata scelta per la missione, ci si aspetterebbe che possa avere uno spirito più duro. Invece ad ogni minima cosa ne approfitta per lagnarsi (che freddo, che caldo, che tiepido, che umido, che secco, che polveroso, che pulito, che francia, che asfalto, che macchina, che sedile, che male alla pelle, che diavolo mi fate mangiare carne, non la voglio cruda, è troppo cotta, che male alla pelle, che stanchezza, che voglia di saltare, che palle lo sport... e ancora e ancora). Questo ha fatto supporre che lei in realtà possa essere una francese in incognito, infiltratasi nel nostro gruppo. Poi però si mette a raccontare le mirabolanti avventure di delle suore sante (mentre io traduco a SelfExile, che ancora non capisce abbastanza bene l'italiano). Una di queste suore è stata fatta santa perchè uccisa da una pagnotta che l'ha colpita in volto (è morta 38 anni dopo per un cancro, ma causato dal colpo della pagnotta. Il che mi fa chiedere come mai i panettieri non abbiano conquistato il mondo). Subito dopo, sguardi carichi di tensione omicida tra me e DAvena, che cerca di ammazzare il mio bambino (un barattolino di Nutella da 5kg). Stamattina poi, sentensodi in colpa, ha rinunciato alla colazione.

Ancora troppi miei commilitoni non hanno un soprannome che mi permetta di raccontare di loro tutelandone le identità dall'occhio nemico, che scruta queste pagine. Di seguito alcuni che non sono ancora stati presentati in queste pagine.
MitchDiuChennon: il nostro esperto di soccorso acquatico. Dopo il primo giorno di corso di francese è stato retrocesso ad un livello più basso. Pensavamo di essere già al minimo, ma lui ha potuto di più. Di meno. Di più. Nella sua carriera ha fatto pressapoco tutti gli sport, tranne quelli importanti, ed è famoso per non essere mai stato puntuale in vita sua.
Pocket: la nostra campionessa di nascondino, capace di farsi sparire dentro i più minuti anfratti. Ha il trascurabile difetto di spargere intorno a sè qualunque cosa tocchi. Fa cuocere troppo la carne di bisonte. E' anche portatile. Nutre un odio nascosto per le tecnologie più avanzate della pietra focaia, che contraccambiano senza farsi scrupoli.
SeventiesLive: un finlandese, che è arrivato dal finire degli anni Settanta direttamente nella classe di francese, e poi al pub (in ritardo per la partita, ma non per una birra, nè per essere gli ultimi rimasti ed alzarsi in risposta ad uno sguardo del tipo quidobbiamochiuderelevateviditorno proveniente da dietro il bancone).
HolyGatling: un altro finlandese, che parla francese ad una velocità assurda, balbettando ed incartandosi nelle parole, ma senza prendere mai fiato. Di lui non si sa molto, perchè nessuno lo capisce, ma immaginiamo che forse qui senta caldo.

NonHoAncoraUnSoprannome (che continua a non avere un soprannome definitivo) ha dichiarato di dovere studiare, mentre si esercitava alla batteria. Poi l'ha dichiarato poco prima di uscire a mangiare del bisonte (troppo cotto anche il suo, per sua scelta), e di nuovo prima di venire in piscina. Poi non si è presentato all'esame. Complimenti.
Invece SelfExile, per lo stesso esame, pensava di stare sveglio la notte per leggersi gli appunti (che non aveva ancora visto, dovendo uscire la sera per andare a vedere una partita al pub), dopo che ieri sera ha fatto da mangiare riso con roba indiana varia. Stamattina abbiamo dovuto svegliarlo, perchè il suo cavallo era legato al mio (ha paura a dormire la notte, altrimenti). Tra l'altro, a lezione di francese SelfExile parla italiano, dopo avere passato 6 mesi in Italia senza spiccicare una parola che non fosse in inglese. E fa continuamente battute a sfondo sessuale, anche se nega che ciò sia vero.

Avendo barattato delle pile per delle conchiglie, ReLeone ha assunto autonomamente l'incarico di documentare la missione, immortalandone alcune fasi. (una delle fasi è una sfida tra me ed alcuni bisonti, conclusasi in un abbraccio pacificatore). Intanto persino lui ha rinunciato all'ascetismo: per un breve periodo ha posseduto dei biscotti. Sempre ReLeone è il nostro maggiore addetto al proselitismo, poichè si lancia a parlare di qualunque cosa con chiunque, del tutto indifferente alle barriere linguistiche.

Il corso intensivo di mimetismo linguistico volge al termine. Ora è nelle nostre mani un abbozzo di un potere comunicativo più grande, che ci permette di raccogliere più informazioni e fare proselitismo, per rafforzare la resistenza interna al francesismo.

domenica 17 febbraio 2008

Sottilità

Mi sono reso conto che 300km sono un'inezia, in quanto distanze. In questi 300km ce ne sono alcuni, di mezzo, che sono ancora meno, e che segnano il confine. Prima di percorrerli sei di qua. Canti una canzone. Sei di là.

I caffè italiani sono caffè. Quella roba che qui chiamano allo stesso modo (dimenticando una effe) li ricorderebbe appena come aspetto, se li guardassi in una stanza molto buia. Molto buia.

Sabato consegnamo e presentiamo il rapporto a BabboNatale. Nel mentre lui abbatte alcuni punti percuotendoli con la slitta, ma si dice infine soddisfatto. Ci scambiamo informazioni strapate all'intelligence ed esperienze di guerra. Mi rivela dove potrei forse trovare una particolare merce di contrabbando che JagerMaster vorrebbe, perchè la sua l'hanno fermata ad un'altra frontiera, sulla MIA ISOLA (citazione per alcuni).

Mi incontro con alcuni dei miei vecchi compagni, quelli con cui ho fatto i primi anni di addestramento. Ci scambiamo racconti di guerra. Poi torno dal Generale e dalla ConsorteDiFerro, che pronti vanno a procurarsi i rifornimenti che mi riporterò nella zona di guerra. Riepilogo anche a loro la prima settimana di missione.

La sera torno con la vecchia truppa. Non ci sono tutti, ma quasi. In patria si mangia meglio, si beve normale. Discutiamo di fattori storici condizionanti lo stato attuale delle cose, e la mia conclusione è che è tutta colpa (merito) della gente che c'era.

Dormo nella mia vecchia branda, che non era così comfortevole da qualche tempo.

Mangio un coniglio. Io, il Generale e la ConsorteDiFerro rimaniamo a parlare intorno al tavolo. L'esperienza che sto facendo la turba, ha i nervi a fior di pelle: dopo che per un po' stiamo intorno all'argomento, saltano.

Sulla camionetta al ritorno sono con ReLeone, DAvena e NonHoAncoraUnSoprannome (che guida, e non ha ancora un soprannome). Cantiamo gli inni della nostra giovinezza, e per questo manchiamo a più riprese le aree di sosta. Ancora una volta ReLeone ha pensato bene di non portare quasi nulla, a parte un tappeto. Io ho ulteriori provviste. Stress (che esce dal weekend di riposo ancora più stressata) e Zucchero hanno infilato nel baule: una bancarella frutta&verdura, un maxistore Ikea, una cella frigorifera, un armadio a sei ante di vestiti (property of DAvena).

I nostri commilitoni ci accolgono con una cena. Siamo stanchi.

Mettere piede sul suolo nemico mi ha svuotato di energie, oggi. Quei pochi chilometri erano passati di nuovo nel tempo di una canzone. Prima sei di là. Poi sei di qua. Respiri un'altra aria, ti accorgi che non sei a casa.

Domani inizia un corso intensivo che dovrebbe permetterci di mischiarci meglio con la folla. Poi ci scontreremo con alcune scartoffie locali, in modo che la nostra missione possa continuare. Qualcuno parla di abbandonare il fronte.

venerdì 15 febbraio 2008

week one

Siamo sul finire della prima settimana di missione. Quasi pronti a ritornare, perchè dobbiamo, io e la mia squadra, fare rapporto al sergente istruttore BabboNatale.

Riepilogo brevemente.

Sabato sono arrivati tutti gli altri, quindi mi sono dedicato all'ottenimento di un credito di karma positivo trasportando l'equipaggiamento di tutti. Scopro che sono quello che si è portato più provviste, e più equipaggiamento per la sopravvivenza. La mia stanza alla base è un bunker. Le loro dei guardaroba (con la significativa eccezione di ReLeone, che ha deciso di non portare niente di niente). Tutti quanti litigano con la francese alla reception delle caserme, che si merita subito troppi appellativi per essere riportati qui.
Alla sera banchettiamo fino a tardi, per scoprire quando usciamo che c'è il coprifuoco. Con noi degli alleati inattesi trovati qua, ed alcuni commilitoni stanziati in altre basi.

La domenica vengo svegliato perchè sono l'unico a potere fare del caffè. Immediatamente pranzo con la colazione, e poi si va a cercare un posto sicuro che sappia di casa (pub O'Callaghan), per guardare una partita e fare gruppo (traduzione: pinte e rugby). La sera il morale cade: le ragazze del gruppo sono preoccupate per questo rapporto che dobbiamo portare a BabboNatale. Io e ReLeone teniamo alto lo spirito con la nostra totale indifferenza a questo dettaglio, ma durante la settimana nessuno dormirà.

Seguono quattro giorni di svegliaprestocolazionecavalcafinoascuola8oredilezionetornaacasapreparailrapporto. La nostra alimentazione ne risente.

Qualche tensione nel gruppo (non necessariamente negativa): durante il lavoro i toni si fanno a volte tesi, poi ci rendiamo conto che stiamo proponendo tutti la stessa cosa; SelfExile (dall'India) dichiara sentimenti per Zucchero, donandole dei fiori.

Nel frattempo i francesi si dimostrano fastidiosi e disorganizzati: al confronto, noi siamo delle formiche operose, e loro dei lombrichi disordinati.
Otteniamo piccole vittorie: in italia il loro contingente parlava italiano, o veniva ignorato; in francia il nostro contingente parla italiano, altrimenti loro vengono ignorati. Si adattano, e zitti.

Durante la settimana, il lunedì, Stress cade dalla cavalcatura davanti ad un cimitero.

Ogni giorno andando a prendere le nostre posizioni seguiamo una strada diversa, per disorientare eventuali sorveglianze.

Shadowfax sta bene. Quando tornerò in italia starà nella base, con biada ed acqua di fonte.

fine, all'incirca.